19 24 settembre
IWA World Water Congress
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SERVIZI PUBBLICI LOCALI, APPROVATO IL REGOLAMENTO

Approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri il Regolamento attuativo per la riforma dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Il nuovo quadro normativo renderà ordinario l’affidamento dei servizi attraverso gara ad evidenza pubblica per la scelta del privato (con individuazione anche dei compiti operativi). Gli affidamenti diretti saranno possibili solo in casi particolari e previo parere positivo dell’Antitrust (per affidamenti con valore annuo inferiore a 200mila euro non sarà necessario): occorrerà dimostrare di avere bilanci in utile; di poter reinvestire l’80% dei profitti nel servizio e tariffe e costi operativi al di sotto della media del settore. Rimandata all’attuazione del cosiddetto “federalismo fiscale” l’assoggettamento delle in house al Patto di stabilità interno.
Scadranno entro l’anno quegli affidamenti in house nei quali l’ente locale - come prevede la normativa comunitaria - non esercita un “controllo analogo” a quello esercitato sui propri uffici. Occorrerà dimostrare anche di poter indirizzare e vincolare tutte le scelte della società interamente posseduta. In caso contrario, è prevista la vendita del 40% della società attraverso una gara che dovrà individuare non solo il soggetto privato ma anche i suoi compiti operativi; se la privatizzazione avviene entro il 2011, l’affidamento del servizio andrà avanti fino alla scadenza naturale del contratto.
Sono salvi gli affidamenti delle società miste pubblico-privato se la gara è stata a doppio oggetto (individuazione del privato e suoi compiti operativi); in caso contrario, gli affidamenti scadono entro il 2011.
Per le quotate i tempi sono più lunghi; la strada per mantenere l'affidamento, infatti, nel loro caso passa dalla vendita di quote, che permetta alla proprietà pubblica di scendere sotto il 40% a metà 2013 e sotto il 30% a fine 2015. Il timore però è che una previsione temporale così ravvicinata possa determinare il deprezzamento degli asset. Il problema esiste, e in passato per obblighi analoghi è prevalsa la lettura che vincolava alle date la decisione formalizzata di vendere, e non la vendita effettiva. Sul punto, però, il regolamento non si esprime.
Soddisfazione del governo sul varo del provvedimento, con il ministro dell’Economia che si sofferma in particolare sul tema dei referendum abrogativi. “Gli accordi sull’acqua - dice Tremonti - sono frutto di un trattato europeo e quindi sono inseriti in un sistema di vincoli internazionali. Il referendum - prosegue il ministro - è falso come contenuto ideologico e non cristallino come l’acqua, che è pubblica”.
Da promotore e “regista” della riforma, il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto non nasconde la propria soddisfazione in un’intervista al Sole 24 ore: “Per la prima volta dopo vent’anni in Italia c’è un quadro d’insieme chiaro”. Ma aggiunge: “Tra settembre e fine anno dovremo chiudere il cerchio intorno alle tre ipotesi in campo: l’estensione delle competenze dell’Authority per l’energia, oppure un’Autorità indipendente o ancora organismi già attivi nei diversi ministeri”. Per Fitto la raccolta di firme per i referendum è un’operazione “truffaldina” perché “nei vari passaggi legislativi è stato sancito in modo sempre coerente che la proprietà dell’acqua resta pubblica mentre si interviene sulla gestione, affermando per la prima volta in modo chiaro il principio della concorrenza”.
Per Giorgio Galvagno, Sindaco di Asti e Delegato Anci ai servizi pubblici locali: "Il Regolamento locali recepisce solo in parte alcune osservazioni dell'Anci e pone ulteriori vincoli per l'attuazione della normativa. Il testo non appare del tutto allineato alle esigenze dei Comuni, preoccupati di assicurare i servizi ai cittadini. Restano infatti alcuni nodi da sciogliere sia sulla normativa generale che sulle disposizioni del regolamento che sembrano appesantire le procedure in carico all'ente locale e si focalizzano sulla separazione fra ruolo regolatorio e gestore dell'ente stesso, solo ed esclusivamente ponendo limiti alquanto stringenti sulle incompatibilità. "E' necessario quindi - conclude Galvagno - definire un percorso per assistere gli enti locali nell'attuazione di queste norme che potrebbero penalizzare le amministrazioni".

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MANOVRA, ALLA CAMERA IL MAXI-EMENDAMENTO CON REGOLE GSE E CERTIFICATI VERDI

E’ giunta alla Camera la Manovra di bilancio già licenziata al Senato con voto di fiducia sul maxi emendamento proposto dalla maggioranza. Voto scontato anche a Montecitorio, dove il governo ha già annunciato il voto di fiducia. Il nuovo testo ha confermato il ripristino dell'obbligo per il Gse di riacquistare i certificati verdi per la produzione di energia da fonti rinnovabili in eccesso sul mercato, ma anche il taglio del 30% della spesa sostenuta dal Gestore a decorrere dal 2011 per il ritiro dei certificati in scadenza nell'anno, rispetto a quella sostenuta nel 2010.
Inoltre, precisa la norma, almeno l'80% della riduzione del 30% dei costi dovrà derivare dal contenimento della quantità dei certificati verdi in eccesso. La misura sarà definita da un decreto del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell'Economia, sentita l'Autorità per l’energia elettrica e il gas, da emanare entro il 31 dicembre 2010. La norma prevede inoltre che le risorse derivanti dalle risoluzioni anticipate delle convenzioni Cipe relative alle fonti assimilate alle rinnovabili sono destinate a un fondo del ministero dell'Istruzione per interventi nel settore della ricerca e dell'università.

CONCILIA? A2A FIRMA IL PROTOCOLLO CON LE ASSOCIAZIONI CONSUMATORI

A2a ha sottoscritto il Protocollo di conciliazione con le 17 principali associazioni dei consumatori. Coinvolte tutte le società di vendita del gruppo (A2a Energia, Asmea, BasOmniservizi, Aspem Energia). E, per la prima volta, il gruppo dopo due anni di sperimentazione estende la procedura anche alle principali società di vendita che coprono le aree territoriali maggiormente interessate dalle loro attività: Milano, Brescia, Bergamo, Varese.
A sottolinearne l’importanza, la sottoscrizione del Protocollo è stata fatta dal direttore generale, Renato Ravanelli, alla presenza di Andrea Cavallini, responsabile dell’area commerciale, di Michele de Censi e Francesco Forleo, per A2a Servizi al cliente, e Marcello Parenti per l’Ufficio legale. L’accordo, sottoscritto dai rappresentanti e delegati nazionali delle 17 associazioni dei consumatori facenti parte del Cncu, il Comitato nazionale consumatori utenti, “segna un indubbio salto di qualità di A2a nel rapporto con i clienti”, come ha voluto sottolineare nel suo intervento Ravanelli. La firma non rappresenta soltanto un atto formale ma è la certificazione di un percorso comune, da tempo avviato dall’Ufficio rapporti con le associazioni dei consumatori, e che proseguirà nei prossimi mesi con la programmazione delle attività formative dei conciliatori e delle iniziative di comunicazione del Protocollo insieme a tutte le associazioni.

CALL CENTER DELL’ENERGIA: LINEA PIÙ SUL PODIO

Linea Più, Eni, Hera, Edison Energia, A2a Energia. Appartengono a queste cinque società i call center più efficienti tra i player italiani dell’energia. Lo ha stabilito l’Autorità dell’energia e del gas che ha presentato giorni scorsi la propria indagine sul tema. La graduatoria ha messo in evidenza come 20 delle 29 società monitorate abbiano migliorato i propri punteggi rispetto allo scorso anno.
Il monitoraggio è stato illustrata e commentato a Milano, presso la Casa dell’energia. “Tra le cinque aziende premiate, tre sono nostre associate. È una soddisfazione - ha commentato Adolfo Spaziani, direttore generale di Federutility, la federazione che associa le aziende di servizi pubblici locali dell’acqua e dell’energia. - L’Autorità ha dato un segnale importante nell’avviare le indagini. Bisogna cogliere il segnale e svilupparlo. In questo modo migliorerà anche la capacità dei cittadini di distinguere un buon servizio da uno scadente, portando più in alto gli standard qualitativi generali”.
Dal canto suo, Alberto Grossi dell’Authority, ha confermato l’avvio di un’indagine sul trattamento dei reclami che seguirà quella appena conclusa sui call center. Alla giornata erano presenti anche diversi rappresentanti delle associazioni dei consumatori.

ZUCCOLI E SOCI A CONFRONTO SU EDISON E NUCLEARE

La sfida del nucleare e il riassetto di Edison. Su questi temi, in vista delle partite che entreranno nel vivo il prossimo autunno, si sono confrontati nei giorni scorsi a Milano i vertici di A2a e i sindaci di Milano e Brescia, soci al 55% della multiutility. Per circa un'ora, a Palazzo Marino, una nutrita delegazione dell'azienda, guidata dal presidente del consiglio di gestione Giuliano Zuccoli, ha incontrato Letizia Moratti e Adriano Paroli.
"Abbiamo fatto una carrellata sulle cose da fare", si è limitato a dire Zuccoli, al termine della riunione, che ha definito "di routine". "No comment" invece sul futuro della partecipazione di A2a in Edison. La multiutility detiene il 51% di Delmi, a sua volta azionista paritetico con la francese Edf in Transalpina di Energia. Quest'ultima controlla il 61,3% di Foro Buonaparte. "Un incontro utile", ha affermato il primo cittadino di Brescia.
Da parte francese si è più volte sostenuto di non avere fretta nell’avviare le discussioni con i soci italiani. Del resto i patti parasociali tra i soci di Edison scadono a settembre 2011 e vanno rinegoziati sei mesi prima, quindi entro marzo. E' piuttosto Zuccoli a cercare un accordo anticipato con l'idea di uscire dal gruppo dell’energia, il secondo in Italia, in cambio di asset (centrali elettriche). E risulta essere sempre il manager, che è anche presidente di Edison, a puntare a un ruolo autonomo di A2a nel nucleare, fra i dubbi dei suoi principali azionisti.
Al di là delle grandi strategie sul nucleare e su Edison il vertice milanese sarebbe servito, più in generale, per uno scambio di vedute sul posizionamento di A2a con un occhio in particolare sul ruolo dell'azienda come società di servizi sul territorio. Un ambito, questo, nel quale la multiutility si è trovata a soffrire per la concorrenza della stessa Edison sulla clientela residenziale.
All'incontro hanno partecipato anche il presidente del consiglio di sorveglianza di A2a Graziano Tarantini, i vicepresidenti Rosario Bifulco e Vittorio Cinquini, i consiglieri Gianni Castelli e Giuseppe Sala. Quest'ultimo, da pochi giorni nominato amministratore delegato di Expo 2015, ha confermato agli azionisti la sua disponibilità a lasciare l'incarico nel consiglio di gestione.

ACEA: UTILE NETTO +52%. PROSEGUONO I COLLOQUI CON GDF SUEZ

Acea ha chiuso il primo semestre dell'anno con un utile netto pari a 82,9 milioni di euro, in progressione del 52,1% rispetto ai 54,5 mln dello stesso periodo dell'anno precedente. I ricavi consolidati si attestano a 1,581 mld di euro, in crescita del 7,4% rispetto al primo semestre del 2009. Lo rende noto l'Acea in un comunicato al termine del Cda che si e' riunito sotto la presidenza di Giancarlo Cremonesi e che ha approvato la Relazione finanziaria semestrale al 30 giugno 2010.
Il costo del lavoro, diminuisce di 10,5 mln di euro a 139,4 mln di euro (il dato del primo semestre 2009 era influenzato per 6,8 mln di euro da eventi non ricorrenti). L'Ebitda e' pari a 321,1 mln di euro (+19,2%): la positiva performance e' stata determinata principalmente: dai migliori margini conseguiti nella vendita e trading di energia elettrica; dall'incremento tariffario di Acea ATO2 e dal consolidamento di Nuove Acque; dalla riduzione dei costi operativi di Acea ATO2 e di Acea Distribuzione; dai migliori margini nel fotovoltaico. L'Ebit consolidato passa da 135,2 mln di euro del 30 giugno 2009 a 167,8 mln di euro al 30 giugno 2010, registrando una crescita del 24,1%.
I risultati conseguiti nel primo semestre sono in linea con le previsioni aziendali e con il Piano Industriale presentato al mercato lo scorso ottobre. Nel 2010, si legge nella nota, ''si prevede l'entrata in esercizio di nuovi impianti fotovoltaici che produrranno energia ai clienti finali per circa 10 MW. Con riferimento al progetto relativo al contenimento del Capitale Circolante Netto, e' stata avviata l'attivita' di miglioramento del recupero del credito commerciale che ha gia' fornito i primi risultati e che dovrebbe garantire significativi ulteriori benefici nel secondo semestre''.
La struttura finanziaria del gruppo Acea si presenta estremamente solida, in quanto l'intera posizione debitoria risulta posizionata sul lungo termine, coprendo il 100% delle attivita' fisse al 2012.
Conseguentemente, le Agenzie Standard & Poor's e Fitch hanno confermato ad Acea il rating ''A'', tra i piu' elevati nel mercato di riferimento. La societa' ribadisce l'intenzione di partecipare alla prossima gara relativa alla concessione della rete distributiva del gas a Roma, che potrebbe consentire la realizzazione di importanti sinergie operative e conseguenti migliori marginalita' totali. Acea, inoltre, conferma che proseguono i colloqui con il partner GdF Suez al fine di risolvere la controversia.

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REFERENDUM ACQUA: DEPOSITATE 1,4 MILIONI DI FIRME IN CASSAZIONE

Sono state depositate presso la Corte di Cassazione firme per i referendum abrogativi contro il decreto Ronchi e alcune parti della Delega Ambientale. Sulla scia dello slogan “L’acqua è un bene comune che non si deve privatizzare” il comitato organizzatore ha raccolto oltre un milione e quattrocentomila firme. Per i promotori la raccolta è un “record” perché nessun referendum ha raggiunto mai questo livello di adesione.
La parte del leone nella raccolta di firme l’ha fatta la Lombardia, con 236.278 moduli compilati. Al secondo posto il Lazio, con 146.450 sottoscrittori. Fanalino di coda la val d’Aosta, con 835 firme.
Dopo il deposito, i comitati promotori si sono dati appuntamento in piazza Navona a Roma per festeggiare il risultato. C’erano, fra gli altri, Stefano Leoni, presidente del Wwf, padre Alex Zanotelli, Marco Bersani di Attac, Corrado Oddi della Funzione pubblica Cgil, alcuni esponenti dei partiti della sinistra che hanno appoggiato (ma non promosso, precisano gli organizzatori) la raccolta di firme: Prc, Verdi, Sel. Il prossimo appuntamento del ‘popolo dell’acqua’ è fissato per il prossimo 18 e 19 settembre, con una assemblea nazionale dei movimenti per l’acqua che si terrà probabilmente a Firenze.

REFERENDUM ACQUA, NASCE IL COMITATO ACQUA LIBERA TUTTI PER IL “NO”

Un sito e una presentazione ufficiale per l’associazione Acqua Libera tutti, l’area di “mobilitazione contro i referendum per la nazionalizzazione dei servizi idrici”, come recita il blog ricco di contenuti. Dopo il boom della raccolta di firme per i referendum contro la "privatizzazione" dell'acqua, ecco organizzato il popolo del 'no' ai referendum. "Se vincerà il fronte del sì, uno dei risultati inevitabili sarà che gli italiani dovranno pagare una nuova tassa per l’acqua, dal momento che per far fronte agli sprechi e ai necessari investimenti di ammodernamento degli acquedotti servono 60 miliardi di euro".
Il neo comitato Acqua libera tutti, presentato ufficialmente nei giorni scorsi alla Camera, sta raccogliendo adesioni di politici di entrambi gli schieramenti, ricercatori, professionisti e società civile.
Secondo Acqua libera tutti, chi ha firmato contro la privatizzazione dell’acqua, in realtà ha firmato contro la libertà di organizzazione del settore. "Le attuali norme prevedono che, ferma restando la proprietà pubblica dell’acqua, la gestione dei servizi sia affidata tramite procedure di gara trasparenti - spiega Antonio Iannamorelli (Pd), uno dei promotori - Se vincessero i sì, si tornerebbe ad una gestione di sprechi, più imposte ai cittadini e un uso clientelare della cosa pubblica".
"Il comitato per il sì ha fatto una propaganda falsificata, facendo passare un messaggio errato - spiega Benedetto Della Vedova (Pdl), uno degli aderenti ad Acqualiberatutti - Il decreto Ronchi non prevede certo che l’acqua diventi privata. Quello che è in discussione è il servizio di trasporto dell’acqua dalla sorgente al rubinetto, che ha dei costi".
Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche Giuliano Cazzola, altro deputato del Pdl, che ha parlato di una “battaglia difficile” e resa ancora più complicata dal fatto che i referendari hanno veicolato un “messaggio sbagliato”. Condivide la battaglia dei referendari per il ‘no’ anche la deputata dell’Udc Anna Teresa Formisano e Franco Bassanini, ex ministro e Presidente della Cassa depositi e prestiti.
Tra i contenuti del blog la sezione “scopri la bufala”, una raccolta di contenuti a cura dei comitati referendari ritenuti falsi e fuorvianti, come nel caso degli alti costi delle nostre tariffe idriche. Riportando i dati diffusi da Roberto Passino, presidente del Conviri in occasione della Relazione annuale al Parlamento, Acqua libera tutti svela che i livelli tariffari italiani sono ben al di sotto di quelli di qualsiasi altro paese europeo e che la gestione pubblica - sempre a partire dagli stessi dati - non assicura affatto di per sé le tariffe più contenute.
Per saperne di più: Acqua libera tutti

UE, AMBIENTE: MESSA IN MORA ITALIA SU DIRETTIVA QUADRO

La Commissione europea ha deciso di inviare all'Italia "una lettera di messa in mora", prima tappa della procedura d'infrazione al Trattato Ue, per "non conformità" della legge italiana con la direttiva europea che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque". Lo riporta l’agenzia Ansa in una nota di Joe Hennon, portavoce del commissario europeo all'ambiente Janez Potonik.
L'Italia non avrebbe quindi completamente recepito nel proprio ordinamento la direttiva europea n.60 del 2000 il cui obiettivo è istituire una cornice per la protezione delle acque superficiali interne, delle acque di transizione, delle acque costiere e sotterranee. Tra gli obiettivi della direttiva, quello di impedire un ulteriore deterioramento degli ecosistemi acquatici e degli ecosistemi terrestri e delle zone umide. Ma anche agevolare un utilizzo idrico sostenibile fondato sulla protezione a lungo termine delle risorse idriche disponibili, rafforzando e migliorando l'ambiente acquatico, e assicurando la graduale riduzione dell'inquinamento delle acque sotterranee.
Secondo fonti comunitarie, il primo richiamo all'Italia riguarda la Parte III del decreto legge 152 del 2006 (il cosiddetto Codice Ambientale).

CONVIRI: PERDITE DI RETE E SCARSA FINANZIABILITA DEI PIANI. BAZZANO: “DIAGNOSI CORRETTA, ORA LA TERAPIA”

Nei prossimi vent'anni occorre investire sui servizi idrici italiani "da 50 a 60 miliardi di euro. Il costo medio per i cittadini è meno di 100 euro all'anno per persona, assai meno di quanto spendono i nostri colleghi europei. Gli investimenti sono necessari anche per eliminare le perdite che oggi disperdono una parte rilevante delle risorse disponibili".
Sono alcuni dei passaggi della 'Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici', predisposta dalla Commissione Nazionale di Vigilanza sulle Risorse Idriche (CoNViRI) presentata nei giorni scorsi.
La Relazione illustra un quadro in cui "a fronte di un generale miglioramento conseguente all’applicazione della legge di riforma del 1994, permangono numerose zone d'ombra. Infatti spesso la pianificazione degli interventi necessari a raggiungere una buona qualità del servizio ai cittadini è inadeguata e vengono meno le condizioni di finanziabilità degli investimenti previsti, che vengono realizzati solo in parte". "Ciò comprensibilmente determina insoddisfazione dei cittadini che lamentano squilibrio tra le bollette pagate e il servizio ricevuto. Per di più oltre un terzo della popolazione si ritrova ancora nella situazione antecedente la riforma, con le vecchie regole e le vecchie gestioni e senza mezzi finanziari".
Secondo la relazione "il volume delle perdite idriche raggiunge nel nostro Paese livelli difficilmente sostenibili, con intere aree dove l'acqua non è una certezza". Il volume non fatturato sul volume totale immesso nelle reti idriche è pari al 37,3%. La dispersione, avverte la commissione di Vigilanza, è "considerevole anche all'interno di singole regioni".
“Il prof. Passino ha colto nel segno, la sua è una diagnosi corretta, ora serve la terapia: norme stabili che individuino una precisa politica economica per il settore, ponendosi obiettivi di soddisfazione della domanda idrico ambientale, individuando le necessità di investimenti infrastrutturali e di ritorno del capitale. Tra l'acqua che piove dal cielo ed i rubinetti nelle case c’è un sistema industriale complesso, che necessita di una seria regolazione che controlli le tariffe, la qualità del servizio e gli schemi contrattuali tra gestori ed istituzioni locali. Un organismo regolatore che sia indipendente e dotato delle necessarie risorse, non a carico dello Stato. Roberto Bazzano, presidente di Federutility, commenta così la Relazione del Conviri. Secondo Bazzano: “occorre spezzare circolo vizioso tra tariffe non correlate al costo del servizio a causa di un malinteso senso del sociale e la conseguente asfissia di risorse finanziarie che determinano scarsità di investimenti e mettono a rischio la qualità del servizio nelle diverse aree”.

ANEA: ATTENZIONE ALLA PRIVATIZZAZIONE, SI RISCHIA LA SVENDITA

”Con il decreto Ronchi che introduce l’obbligo di gara per la scelta del gestore, ci sarà un’apertura al mercato di ampiezza e repentinità senza precedenti per il nostro paese. Serve un periodo transitorio più lungo, altrimenti rischiamo di svendere le imprese o regalare gli affidamenti. Aldilà del merito, è un dato di fatto che le 56 imprese pubbliche del servizio idrico, più le quotate in borsa, più le imprese miste irregolari, dovranno presentarsi sul mercato, tutte insieme”. È uno degli aspetti sottolineati da Roberto Baggiani presidente di ANEA, l’Associazione Nazionale Autorità e Enti di Ambito, nel commentare la relazione annuale al Parlamento della CONVIRI, la Commissione Nazionale di Vigilanza sulle Risorse Idriche.
“La Conviri fa luce sui nodi critici del settore idrico in Italia: la scarsa qualità delle pianificazioni, il basso tasso di realizzazione degli investimenti, la mancanza di informazioni sulle gestioni e la debolezza della vigilanza e del controllo. Se a questo si affianca la recente soppressione delle Autorità d’Ambito, ossia proprio quegli enti che affidano il servizio, controllano le prestazioni dei gestori e vigilano sulle tariffe e gli investimenti, si capisce il rischio che stiamo correndo”.
“Se si rafforzassero le istituzioni di vigilanza e controllo - sottolinea Baggiani - la proprietà pubblica o privata del gestore diventerebbe quasi irrilevante: ci penserebbe il regolatore ad assicurare che il servizio venga gestito nell’interesse della collettività e non dei privati o della politica locale. Se non ci sarà un rafforzamento della regolazione, meglio che i referendum abbiano successo e che i gestori siano pubblici, magari ispirati a modelli cooperativistici, piuttosto che una liberalizzazione selvaggia”.

MILANO, LA GIUNTA APPROVA GLI AUMENTI TARIFFARI PER L’ACQUA

Un euro in più al mese. É il costo medio che ogni famiglia milanese dovrà aggiungere alla bolletta dell’acqua a partire forse già dal prossimo gennaio 2011. La data dell’aumento dipenderà dalla data del voto in consiglio comunale, che dovrà confermare la delibera approvata in giunta; ma anche dalle correzioni al ribasso che già assicurano le opposizioni, pronti a giocarsi la battaglia sugli emendamenti. Anche se la giunta di fatto ha dato un ok dovuto alla proposta di aggiornamento del Piano d’Ambito adottato dall’Ato Città di Milano. La bolletta dell’acqua infatti non viene decisa in completa indipendenza da Palazzo Marino o da Metropolitana Milanese, anche se un primo aumento del 5% era già stato fissato lo scorso dicembre.
Il Piano d’Ambito ha previsto una pianificazione degli interventi da qui fino all’anno 2027, per un importo complessivo di investimenti per migliorare la qualità e la fruibilità dell’acqua pari ad oltre 800 milioni di euro. Per l’anno 2011, l’adeguamento della tariffa media di riferimento deve passare quindi secondo l’Ato da 0,54 euro al metro cubo a 0,60 al metro cubo: in nessun modo, precisa il Comune, questo corrisponde ad un pari incremento della bolletta pagata dai cittadini. La stima fornita da Mm sul possibile aumento medio della bolletta è pari a circa un euro al mese per famiglia. E «va detto che l’indice di sostenibilità della bolletta dell’acqua sul reddito dei milanesi è pari allo 0,32% a fronte di una media nazionale dello 0,76%».
Fermo restando «che le tariffe dell’acqua a Milano sono rimaste invariate dal 2001 al 2008» ricorda Palazzo Marino, e che «rimangono di gran lunga le più basse tra d’Italia, pari addirittura alla metà di quelle applicate da città come Bologna o Torino, questi adeguamenti hanno come primo obiettivo quello di finanziare investimenti irrinunciabili per mantenere il controllo pubblico dell’acqua, che è un punto fermo di questa amministrazione».

APRILIA, NUOVO ATTENTATO CONTRO ACQUALATINA

Attentato nei giorni scorsi contro Acqualatina. Ignoti hanno posizionato una tanica di benzina davanti alla serranda che protegge la porta d'ingresso dello sportello di Acqualatina di Aprilia e gli hanno dato fuoco. Il tutto è avvenuto domenica notte. I carabinieri, allertati dai vigili del fuoco, sono intervenuti verso le 22. Sulla natura dolosa dell'atto non ci sarebbero per ora dubbi anche perché i carabinieri nel sopralluogo hanno trovato la tanica contenente liquido infiammabile. I danni accertati da Acqualatina sono evidenti. La serranda in ferro porta chiari segni di bruciatura. La tanica era bucata per permettere che venisse accesa. Le fiamme hanno colpito la serranda risparmiando però l'insegna. Il fuoco si è spento subito. All'arrivo dei vigili del fuoco non c'era più nessun pericolo.
Acqualatina ha presentato denuncia contro ignoti mentre i carabinieri stanno continuando le indagini sulla vicenda. Ma la società lancia precise accuse e addebita i fatti accaduti al "clima di tensione" che si vive ad Aprilia sulla vicenda acqua. Fascicoli su fascicoli sono al vaglio delle autorità per le riduzioni del flusso idrico operate sul territorio di Aprilia. «Un ulteriore atto di violenza - fa sapere Acqualatina in una nota stampa - sintomo di un pericoloso clima di tensione sociale che costringe il personale di Acqualatina, demandato allo svolgimento del proprio compito di pubblico servizio, a lavorare quotidianamente in uno stato di estremo disagio e tensione». Secondo la società, infatti, i dipendenti sarebbero molto preoccupati e lavorerebbero in continua tensione. «Acqualatina - continua la nota - esprime totale solidarietà e totale supporto al proprio personale e ribadisce la necessità di un tempestivo intervento da parte delle autorità competenti al fine di dirimere una situazione che va oltre i confini della propria responsabilità come gestore del servizio idrico integrato».
Dal 2008 si sono registrati numerosi atti intimidatori, ai danni delle forze dell’ordine e di operatori del servizio.

CHIETI, SCOVATI 2,5 MLN DI EURO EVASI AL SII

Scovati e perseguiti gli utenti che hanno evaso il pagamento per 2 milioni e mezzo di euro nel periodo 2000-2005. La società Teateservizi di Chieti ha inviato a mille soggetti (utenze abitative, commerciali e uffici pubblici) la cartella di riscossione coattiva. Per chi si rifiuterà di pagare per il servizio idrico fruito - l’importo viene richiesto in una unica soluzione - scatterà questa estrema sanzione.
L’annuncio è stato dato dal presidente del consiglio di amministrazione Valerio Visini nel corso della conferenza stampa di presentazione del nuovo Cda, affiancato dal direttore generale della Società Luciano Iezzi. Il Comune non può fare a meno di 2 milioni e mezzo di euro non solo perché le risorse dell’Ente sono scarsissime, ma anche perché l’acqua fornita agli utenti inadempienti l’ha già dovuta pagare al fornitore (Aca).

ACI CASTELLO (CA), AD OTTOBRE IL BANDO PER IL COLLETTORE FOGNARIO DA 22 MILIONI

Sarà bandita a metà ottobre la gara d'appalto per il collettore fognario di Aci Castello (CA). Dopo 5 anni il complicato iter burocratico dell'opera da 22 milioni di euro che permetterà di liberare il mare della Riviera dei Ciclopi dai reflui fognari di Capomulini, Aci Trezza, Aci Castello, delle abitazioni della collina Vampolieri e di Ficarazzi bassa oltre che della Scogliera sembra ormai concluso.
Nei giorni scorsi, in Municipio, il commissario delegato per le emergenze bonifiche e la tutela delle acque della Regione Dario Ticali, a pochi mesi dalla nomina da parte del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, ha spazzato via tutti i dubbi: «Questa zona, vista la presenza dell'Area marina protetta Isole Ciclopi, per il ministero dell'Ambiente e per la Regione ha la priorità assoluta» ha premesso Ticali confermando che «entro metà ottobre sarà indetta la gara d'appalto per realizzare l'opera con la Regione nelle vesti di stazione appaltante».

COSENZA, SORICAL AVANZA CREDITI PER 4 MILIONI DA COMUNE

Anche il comune di Cosenza tra i debitori di Sorical, che ci accinge infatti a diminuire la portata idrica nel capoluogo. Il debito del Comune si aggirerebbe intorno ai quattro milioni di euro. Ci sono migliaia di utenti morosi - come riporta la stampa locale - che comportano l’impossibilità per l’Ente di pagare a sua volta gli enti e le imprese che erogano servizi destinati alla città.
La lettera di diffida della Sorical per saldare il debito è partita circa un mese fa. Ma da Palazzo dei Bruzi non è pervenuto alcun segnale. Le briciole, così le definiscono negli ambienti della Sorical, versate dal Comune non fanno cassa. E così la società ha deciso di pubblicare sulla stampa un avviso pubblico con cui annuncia la diminuzione della portata idrica. La manovra, se non interverranno fatti nuovi, potrebbe scattare entro fine mese.
A Rende, in un caso analogo, l’intervento del prefetto riuscì a scongiurare i disagi agli utenti, favorendo un accordo per la spalmatura del debito con un piano di rientro.

BELLUNO, AL BIM LA GESTIONE DEL DEPURATORE

La gestione del depuratore comunitario passa al Bim. La giunta della comunità montana dell'Alpago ha approvato nei giorni scorsi un contratto per la gestione del depuratore di Paludi con la società Bim Gestione servizi pubblici spa. Il Bim, attraverso una ditta esterna, provvederà all'attività richiesta per tutto il periodo necessario all'espletamento del collaudo dell'opera. L'impianto di depurazione comunitario, che è situato in località Paludi in comune di Pieve d'Alpago, è stato realizzato dalla comunità montana ma ad oggi non dispone ancora del collaudo funzionale. «La società Bim spa, nell'ottica del futuro incorporamento dell'impianto tra le strutture del servizio idrico integrato - ha spiegato il presidente comunitario, Alberto Peterle - ha interesse a vedere completate le procedure per l'ottenimento del collaudo funzionale».
La convenzione dà mandato appunto al Bim affinché provveda alla gestione tecnica, operativa e amministrativa dell'impianto di trattamento delle acque reflue in località Paludi in Comune di Pieve d'Alpago.

SICILIA ALLARME FALDE ACQUIFERE. COMMISSIONE UE MINACCIA MULTE

Le falde acquifere siciliane stanno sprofondando. Uno sfruttamento esagerato delle falde, conferma l´Arpa, si registra in tutta la regione. Ora gli esperti denunciano che senza un´inversione di tendenza i danni saranno irreparabili. L´acqua si estrae a livelli sempre più bassi e il rischio è quello di prosciugare le risorse idriche.
La situazione più preoccupante riguarda le falde dell´Etna. Il Piano regionale di tutela delle acque, approvato nel dicembre 2008, illustra un´evoluzione drammatica dell´acquifero dell´area di Catania e Acireale. Negli anni Sessanta i 700 pozzi attivi prendevano l´acqua a una profondità compresa tra i 100 e i 150 metri. Trent´anni dopo, il numero dei pozzi è salito a 1.100 con una profondità di 200-250 metri. Gli effetti appaiono devastanti: le falde acquifere della zona si sono abbassate di almeno 70 metri. Dicono ora gli esperti che se non si inverte la tendenza, le conseguenze saranno irreparabili: «Lo sfruttamento delle falde non è ecocompatibile: in questo momento stiamo prelevando più acqua di quanto il territorio possa sopportare».
«Negli ultimi anni in tutta la Sicilia c´è stato uno sfruttamento esagerato delle falde», conferma il direttore dell´Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) Sergio Marino. A chiarirlo sono le stesse componenti chimiche trovate nelle acque. «Si registra un evidente abbassamento del livello di profondità, ma molto dipende dalla situazione idrogeologica», spiega Marino.
Il maggiore sfruttamento delle falde si lega all´aumento della richiesta di acqua. Per prelevarne meno, però, basterebbe sprecarne meno. Secondo Arpa le perdite totali si aggirano intorno al 40 per cento in tutte le province siciliane, con picchi che sfiorano il 60 per cento a Catania e Ragusa. Non sorprende, perciò, che i consumi siano in molti casi inferiori alla media nazionale di 213 litri per abitante: ad Agrigento, ogni cittadino ne consuma 100 litri, a Caltanissetta 103, a Palermo 174.
Ad aggravare la situazione è l’allarme sull’inquinamento delle acque lanciato dalla Commissione Europea che denuncia che oltre il 40% dei Comuni siciliani hanno sistemi fognari e depurativi inadeguati. La Corte di giustizia comunitaria esaminerà la situazione nelle prossime settimane, ma la Sicilia rischia sanzioni milionarie. Sui 178 Comuni italiani finiti sotto accusa, ben 74 sono in Sicilia. Dai grandi centri urbani alle città costiere, non si salva quasi nessuno. Palermo, Catania e Messina con i loro hinterland fanno registrare problemi per quanto riguarda i depuratori per le acque reflue e il completamento dei collettori fognari.
«È una situazione che abbiamo preso in mano solo da 4-5 mesi», si difende Pier Carmelo Russo, assessore regionale all´Energia. «Aspettiamo un intervento sulla vicenda da parte del Commissario per la tutela delle acque, ci stiamo attivando per cercare di evitare le sanzioni».

FOGGIA: SCOPERTI INGENTI PRELIEVI ABUSIVI DA ACQUEDOTTO PUGLIESE

Ingenti prelievi abusivi di acqua potabile sono stati scoperti in un tratto di condotta dell'Acquedotto Pugliese nell'agro del comune di Monte Sant'Angelo, in provincia di Foggia, nei pressi della frazione 'Macchia Madonna della Libera', in localita' 'Vallone Caramanico'. Lo rende noto la stessa societa' di gestione. Le quantita' sottratte avrebbero potuto creare disagi alla erogazione idrica nei Comuni del comprensorio del Gargano. Attraverso un allaccio abusivo praticato sulla condotta di alimentazione
dell'abitato, venivano sottratti al sistema idrico potabile ingenti quantita'.
Il tubo, di notevoli dimensioni e completamente interrato, era indirizzato verso i fondi rustici limitrofi alla fascia di esproprio della condotta. I tecnici dell'Aqp hanno presentato denuncia alle autorita' competenti di zona, che hanno avviato le attivita' per individuare i fruitori abusivi dell’acqua. E' stato possibile scoprire il furto grazie al monitoraggio quotidiano delle reti che avviene sul campo attraverso l'azione di tecnici dedicati e grazie alle apparecchiature di telecontrollo dislocate lungo la rete. In particolare, il telecontrollo che e' un innovativo sistema che permette il monitoraggio in remoto del flusso degli schemi idrici di adduzione primaria e provinciale, consentendo una gestione della risorsa disponibile piu' razionale ed interventi immediati in caso di
anomalie. Il pronto intervento ha evitato la sospensione del servizio nel comprensorio. Le attivita' di controllo della rete, che gia' hanno portato alla scoperta di altri prelievi abusivi, alla identificazione ed alla relativa denuncia di cittadini, proseguiranno senza sosta lungo tutto il periodo estivo.

ACQUEDOTTO MOLISANO, ENTRO IL 2012 L’OPERA FINANZIATA DAL CIPE

I primi 30 chilometri dell'acquedotto centrale sono stati già realizzati e portano già acqua delle sorgenti del Biferno nei paesi al di poco fuori del capolguogo regionale nell'area compresa tra Montagano e Casacalenda. L'opera realizzata con la legge Obiettivo attraverso un finanziamento del Cipe di 55 milioni di euro, dovrà essere completata nel 2012 ed in quanto principale completamento della rete acquedottistica regionale, in attuazione del "Piano di utilizzazione delle risorse idriche della Regione Molise", viene ritenuta «infrastruttura strategica di preminente interesse nazionale e di prioritario interesse regionale per l'adduzione idropotabile dalle sorgenti del Matese al Basso Molise ed alla costa adriatica della Regione.
Costituisce, quindi, un sistema idrico regionale di primaria importanza anche perché minimizza il prelievo dall'invaso del Liscione e, a richiesta, garantirà la possibilità di alimentare i sistemi "Molisano Destro" e "Molisano Sinistro", conferendo flessibilità ed affidabilità all'intero sistema idrico regionale». Un intervento che ora quindi «cammina» parecchio grazie a un Decreto del presidente della Giunta regionale del Molise che ha nominato l'ing. Donato Carlea Commissario straordinario per la realizzazione dell'acquedotto Molisano Centrale, una nomina perciò che ha risolto le criticità che ostacolavano la realizzazione dell'operae le problematiche ostative alla prosecuzione dell'opera.

ALBENGA (SV), IL COMUNE VENDERA’ LE AZIONI DEL CONSORZIO PER IL DEPURATORE INGAUNO

Il comune di Albenga supera la Provincia di Savona e approva la delibera per consentire la vendita delle azioni del consorzio per il depuratore ingauno alla società Servizi ambientali. Il consiglio comunale dei giorni scorsi si è concluso con una vittoria per il sindaco Rosy Guarnieri, che è riuscito a ricompattare la maggioranza e a ottenere il risultato fallito poche ore prima dal presidente provinciale Angelo Vaccarezza a Palazzo Nervi. Si avvicina dunque il trasferimento della depurazione a Borghetto Santo Spirito.
«Abbiamo agito in modo molto responsabile, consapevoli che la depurazione dei reflui fognari debba avvenire in tempi brevi. Fin dal momento del nostro insediamento, è emersa una costante inadeguatezza a trattare l’argomento da parte di coloro che ci hanno preceduto, capaci di aderire supinamente al colpo di mano messo in atto dall’allora assessore provinciale all’ambiente, il quale riuscì nell’impresa di rivoluzionare il programma deliberato e approvato in un piano d’ambito e di ritardare di ulteriori cinque anni il processo per la depurazione delle acque», ha attaccato il primo cittadino.
«La precedente amministrazione comunale ha partecipato alla costituzione di una società dimenticandosi di controllare, negli anni, la sua attività. Abbiamo, per questo motivo, dei ragionevoli dubbi sul fatto che i nostri avversari conoscano il progetto dell’impianto messo a gara e, di conseguenza, i grandi rischi in termini di odori e di inquinamento delle falde idriche che approvvigionano una larga parte del comprensorio albenganese che il depuratore, qualora non dovesse funzionare alla perfezione, potrebbe arrecare: la tecnica non garantisce certezze e la situazione è ulteriormente complicata dal fatto che tutta l’attività avviene nell’alveo del fiume», ha aggiunto Guarnieri.
«Cancellare il depuratore di Villanova è una scelta pericolosissima per il territorio albenganese, perché lo priva della possibilità di gestire la sua principale risorsa, quella idrica. Non si potrà completare il recupero dell’acqua depurata, perché l’impianto di Borghetto risale agli anni Ottanta e quindi il cuneo salino avanzerà ulteriormente, con gravi danni per l’agricoltura», ha replicato il capogruppo democratico Mariangelo Vio.
«Questo è il preambolo per arrivare a svendere la nostra acqua alle altre città del ponente», ha tuonato Simona Vespo (Pd), sostenuta dall’ex sindaco Antonello Tabbò, che ha sostenuto: «È stata scritta una pagina nerissima nella storia di Albenga. Ricorreremo a qualsiasi azione per bloccare questo furto, sostenendo il nascente comitato per la salvaguardia del depuratore ingauno e raccogliendo da subito le firme per protestare contro questa operazione». Ironico il commento di Tullio Ghiglione: «Non facciamo diventare Albenga una frazione di Loano, perché la nostra città ha una sua dignità e un suo orgoglio».

MORGONGIORI (OR), INAUGURATA LA PRIMA “CASA DELL’ACQUA”

Acqua alla spina per tutta la popolazione di Morgongiori, in provincia di Oristano. Il sindaco Renzo Ibba ha inaugurato nei giorni scorsi la fontana “Acqua de bidda” in occasione della festa di Santa Maria Maddalena.
L'acqua distribuita dall'originale impianto di trattamento della risorsa idrica che scorre nelle condotte del paese è liscia, gassata o refrigerata.
Una maniera per offrire un servizio importante alla popolazione, per eliminare gli sprechi e ridurre rifiuti prodotti, soprattutto le bottiglie di plastica.

GUIDONIA (RM), LA GIUNTA DELIBERA LE PRIME DUE “CASE DELL’ACQUA”

L’acqua alla spina arriverà anche nelle piazze di Guidonia (RM). Il via libera è arrivato con una delibera di giunta che dà l’ok alla realizzazione delle prime due fontane nell’ambito di un progetto complessivo che ne prevede in tutto nove, una per ognuna delle circoscrizioni della città. Si chiameranno “case dell’acqua”.
Le prime due saranno subito finanziate con risorse comunali, mentre per le altre partirà una richiesta di fondi presso Regione e Provincia. «Considerato - spiega il provvedimento - che in questi ultimi periodi l’installazione di fontane erogatrici di acqua potabile purificata sta riscuotendo grande attenzione da parte degli utenti che così hanno la possibilità di ridurre la produzione di rifiuti in plastica, è intenzione dell’Ente avviare il progetto delle “case dell’acqua” alimentate dall’acquedotto comunale per erogare frizzante e liscia, refrigerata e purificata dei residui chimici mediante un accurato sistema di filtraggio».
Il prezzo fissato avrà valore simbolico: 5 centesimi per ogni litro e mezzo. Servirà per «evitare abusi, manomissioni e consentire una dotazione economica necessaria sia per la manutenzione che per attivare altri interventi volti alla riduzione della produzione di rifiuti in plastica».
Si tratterebbe dello stesso tipo di servizio già lanciato nella vicina Monterotondo dall’assessorato all’Ambiente della Regione. L’apparecchiatura e l’assistenza necessarie per la realizzazione di queste fontane speciali vengono concesse in comodato d’uso dalla società proponente. I vantaggi, a calcoli fatti, alla fine saranno garantiti sia per il Comune che per i cittadini che se ne serviranno. Ipotizzando, infatti, l’erogazione di almeno 525 mila litri l’anno (calcolato su 1000 utenti che attingono un litro e mezzo al giorno) ad un costo di 5 centesimi per ogni litro e mezzo il conto è presto fatto: 350 mila bottiglie di plastica in meno in circolazione e un “incasso” di 17 mila e 500 euro. Il tutto a fronte di una spesa di mantenimento della fontana che ammonta a meno di diecimila euro.

PIEMONTE, LA TASSA PER IMBOTTIGLIARE LE ACQUE MINERALI RESTERÀ AI COMUNI

Cambia il regolamento di concessione delle acque minerali in Piemonte. È stato votato un emendamento all’assestamento del bilancio regionale - con Gian Luca Vignale, presidente della commissione Montagna, primo firmatario - che modifica la ripartizione dell’obolo pagato alle amministrazioni locali da chi imbottiglia acque minerali. Finora la quota era ripartita in misura uguale tra Regione, Comuni e Comunità montane.
Spesso i Comuni su cui sono presenti stabilimenti di imbottigliamento delle acque sottoscrivono convenzioni con le imprese concessionarie (costruzione di asili nido o di scuole, realizzazione di progetti, eccetera), spiega una nota della Commissione, con ricadute per il territorio che venivano scomputate dalla quota del canone di imbottigliamento dovuto all’amministrazione stessa. Sostanzialmente il sindaco doveva scegliere se avere l’intera somma del canone o stringere convenzioni utili per i cittadini.
L’emendamento modifica invece tale impostazione, lasciando ai Comuni l’intero canone e scomputando dalla quota regionale eventuali convenzioni.
In Piemonte sono attive 24 concessioni, per un totale di 3.365 ettari e 1.771.873.480 litri imbottigliati. Questo porta nelle casse regionali oltre 1,2 milioni di euro l’anno, mentre ai Comuni questa somma viene scontata dalle convenzioni assunte. “È necessario lasciare al territorio le proprie risorse e garantire che queste, anziché esser destinate ad altri enti, vengano reinvestite sui Comuni e sulle aree montane su cui sorgono gli stabilimenti - spiega Gian Luca Vignale. - Spesso, infatti, gli stabilimenti di imbottigliamento delle acque rappresentano una risorsa per i Comuni che non deve esser dispersa ma che anzi, deve esser finalizzata alla crescita del territorio”.

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NUCLEARE: SAGLIA, IN 4 ANNI AL VIA PRIMI IMPIANTI

"Entro marzo 2013 si porteranno a compimento gli adempimenti legislativi, per iniziare il 2014 con la realizzazione dei primi impianti". Così il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia parla, nel corso della presentazione del Forum nucleare italiano, del ritorno alla produzione di energia elettrica dall'atomo.
"Parlare di nucleare in Italia - aggiunge Saglia - è una scelta che guarda al futuro per dare risposte al problema energetico alle nuove generazioni: il primo chilowattore prodotto in Italia sarà nel 2019". Secondo il sottosegretario "questo significa entrare in un percorso di un sistema: è un'occasione industriale e siamo convinti che l'Italia abbia bisogno di questa opzione".
Prima di arrivare al nucleare, prosegue Saglia, ci sono ancora "19 provvedimenti che il governo deve assumere a livello legislativo, incluso quello per l'Agenzia per la sicurezza nucleare". A proposito dei siti per la costruzione delle centrali, dice il sottosegretario, ci sarà "un percorso preciso: i siti saranno proposti dagli operatori al governo e certificati dall'Agenzia. Ma è ovvio che c'é una mappatura. Dopodiché - osserva - il governo cercherà un'intesa con la Regione" all'interno di un "percorso sicuramente complesso, ma che ci dà certezza degli investimenti".

AGENZIA PER LA SICUREZZA NUCLEARE:IN ARRIVO LE NOMINE

“Le nomine dell'agenzia per la sicurezza sono in arrivo. Abbiamo avuto un problema che riguardava alcune incompatibilità molto rigide. Potremo finalmente avere un'agenzia di sicurezza sul nucleare intesa come una guida forte e credibile che spazzerà il campo da irragionevoli paure alimentate da quanti fanno battaglie ideologiche”. Lo ha detto il ministro all'Ambiente Stefania Prestigiacomo, a Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa, dove è stato inaugurato il nuovo impianto solare a concentrazione “Archimede”. Sempre a margine della cerimonia l’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti ha annunciato un investimento complessivo di 1,8 miliardi di euro fino al 2014 per tutti i servizi di produzione e distribuzione di energia elettrica in Sicilia. Gli investimenti di Enel riguarderanno, tra gli altri, il rigassificatore, la stessa centrale di energia rinnovabile e il sito per la realizzazione di pannelli fotovoltaici a Catania in collaborazione con STMicroelettronics e Sharp.

NUCLEARE, I PASSI DA FARE DALL’AGENZIA FINO ALLA PRIMA CENTRALE

Entro marzo 2013 dovrebbero essere completati tutti gli adempimenti legislativi e, a partire dal 2014, si potrà iniziare con l'apertura dei primi cantieri, così da produrre il primo chilowattora nel 2019. Questo il 'cronoprogramma' per il ritorno all'energia nucleare in Italia stilato dal sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia (e pubblicati dall’Ansa), che avverte della mancanza di alcuni passaggi
fondamentali (circa 19 adempimenti). Dopo la legge che ha riaperto la strada al nucleare (la 99 del 2009), e che prevede 25 decreti applicativi, è allora ancora lungo l'iter legislativo che ci divide dalla costruzione della prima centrale.
Tre i punti fondamentali di qui all'apertura dei primi cantieri: Agenzia per la sicurezza nucleare (Asn), Strategia nucleare e criteri per la localizzazioni dei siti. Il passaggio principale dell'iter 'nucleare' è legato all'Agenzia per la sicurezza nucleare (Asn): lo statuto è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 7 luglio, ma manca ancora la nomina dei vertici (5 membri, 2 dal ministero dell'Ambiente, 2 dal ministero dello Sviluppo economico, e 1 - il presidente - dalla presidenza del consiglio). Inoltre, ancora non è stato redatto il regolamento dell'Asn che va poi approvato. Per gli altri due aspetti, contemplati entrambi dal decreto legislativo 31/2010, la 'Strategia nucleare' è un documento che doveva essere pubblicato entro il 23 giugno di quest'anno mentre nei criteri per la localizzazione degli impianti nucleari rientra anche il deposito per le scorie radioattive.
Se l'iter fosse stato rispettato, dopo 30 giorni - e cioé il 23 luglio 2010 - l'Asn avrebbe dovuto fornire i parametri per la localizzazione dei siti. Così, 120 giorni dopo il recepimento delle osservazioni degli enti locali, si sarebbe dovuti arrivare a un documento di 'sintesi' redatto dai ministeri dell'Ambiente, dello Sviluppo economico, dei Trasporti e dall'Asn. Finalmente, dopo la Vas (Valutazione ambientale strategica) e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, e soltanto a questo livello le utility possono proporre un sito per la costruzione della centrale. Aprendo un nuovo meccanismo autorizzativo. In questo frangente è essenziale l'intesa con la Regione, che se non dovesse esserci porterà alla costituzione di un Comitato interistituzionale per tentare di cercarla.
La proposta dell'azienda vagliata dall'Asn viene poi trasferita al ministero dello Sviluppo economico che indice una Conferenza dei servizi (per snellire le procedure) da cui dovrebbe giungere, con l'intesa di tutti, il via libera all'autorizzazione per la costruzione della centrale. In ogni caso, un via libera dietro parere vincolante dell'Agenzia per la sicurezza nucleare. A monte di tutto il percorso si colloca l'emanazione di una delibera Cipe con l'indicazione del tipo di impianti che è possibile costruire in Italia.

ORTIS PROMUOVE IL MERCATO ELETTRICO E LE TUTELE AI CONSUMATORI

Concorrenza e politiche di liberalizzazione hanno consentito al sistema elettrico italiano di svilupparsi riuscendo, contemporaneamente, a far risparmiare ai consumatori 4,5 miliardi di euro, con benefici per famiglie e imprese. È quanto emerge dalla Relazione annuale dell’Autorità per l’energia, presentata dal presidente Alessandro Ortis, che traccia anche un bilancio dei sette anni dell’attuale Collegio, in scadenza a dicembre e non più rinominabile. I ‘risparmi’ per il settore elettrico sono dovuti per il 60% alla maggiore concorrenza, che ha favorito investimenti in nuovi e più efficienti impianti e, per il 40%, alla riduzione delle tariffe elettriche di trasporto, distribuzione e misura decise dall’Autorità (-14% in termini reali negli ultimi sette anni).
Rafforzata anche la tutela dei consumatori (che negli ultimi sette anni hanno beneficiato di 32,5 milioni di rimborsi automatici e di nuovi servizi e strumenti, quali lo ‘Sportello per il Consumatore) e la qualità dei servizi. Infatti, negli ultimi 10 anni, i minuti di interruzione (per anno e per cliente) sono scesi da 130 nel 2000 al minimo storico di 46 nel 2009 (-65%), mentre la frequenza delle interruzioni si è ridotta di oltre il 50%, con un risparmio, per la collettività, di oltre 2,7 miliardi di euro solo negli ultimi sette anni.
Per effetto del sistema di premi e penalità introdotto dall’Autorità, negli ultimi sette anni gli investimenti nelle reti elettriche sono raddoppiati, mentre nel gas sono cresciuti del 70%. I controlli e le sanzioni hanno consentito di recuperare circa 350 milioni di euro e, solo nell’ultimo anno, sono stati erogati oltre 1,6 milioni di bonus per elettricità e gas a favore dei soggetti disagiati e delle famiglie numerose. Nonostante questi passi in avanti, ha ammonito Ortis, vi è ancora molto da fare per proseguire nell’apertura del mercato italiano alla concorrenza a beneficio dei clienti finali e, soprattutto, per ridurre le forti asimmetrie fra il mercato elettrico, più efficiente e progredito, e quello del gas, dove l’operatore dominante controlla ancora il 92% delle infrastrutture di import e il 65% delle immissioni sul mercato.
Infine, a sostegno dello sviluppo delle fonti rinnovabili senza eccesso di oneri e di opacità, l’Autorità propone che le vengano affidati la gestione dei meccanismi incentivanti.

APPROVATO AL SENATO IL DECRETO “SBLOCCARETI”

Il Senato approva il cosiddetto “Sblocca-reti” contenuto nel provvedimento anticrisi varato l'anno scorso e con esso, dà il via libera al ritorno del nucleare in Italia. Il provvedimento, oltre a prevedere interventi connessi alla trasmissione, alla distribuzione e alla produzione di energia, mira anche a disegnare i vertici dell’Agenzia per la sicurezza nucleare.
A questo proposito, dopo gli ultimi aggiustamenti apportati, è saltata l’incompatibilità tra il ruolo di presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare e gli incarichi politici elettivi: grazie a questa modifica della legge 99/2009 e visto il parere positivo del ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, ora l’elezione di Umberto Veronesi (noto oncologo ma anche senatore Pd) alla presidenza dell’ente di controllo non dovrebbe essere più un problema.
La questione - come è noto - si è abbattuta da tempo sul maggior partito di opposizione che si batte (per gran parte del partito) contro il nucleare. Lo stesso segretario Bersani aveva chiesto a Veronesi di dimettersi nell’ipotesi di un suo insediamento. L’eliminazione della questione di incompatibilità permette comunque a molti altri elementi politici di candidarsi per tale ruolo: nel lotto dei pretendenti, oltre a Veronesi, figurerebbero anche Guido Possa (Pdl), Maurizio Cumo (docente di Impianti nucleari alla Sapienza e già presidente Sogin) e Umberto Tirelli, direttore del dipartimento Oncologia del Centro di riferimento oncologico di Aviano.
Per quanto riguarda i membri del collegio, invece, si avanzano i nomi del capo della segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente, Luigi Pelaggi, al quale ora si aggiunge anche quello del capo di gabinetto dello stesso ministero, Michele Corradino.

ANTITRUST “NO ALLA PROROGA” SULLE CONCESSIONI IDROELETTRICHE

Il meccanismo delle proroghe per le concessioni nel settore idroelettrico, previsto dalla manovra economica in discussione alla Camera, rischia di avere effetti distorsivi della concorrenza. Lo afferma l’Antitrust in un parere inviato a Governo e Parlamento ed ad alcune Regioni del Nord Italia.
Secondo l’Autorità, la proroga di cinque anni per le concessioni in essere, contenuta nel disegno di legge, dovrebbe valere solo per le concessioni in scadenza al 31 dicembre 2010: cinque anni sono infatti un tempo sufficiente per consentire agli enti locali di organizzare le gare e garantire il recupero degli investimenti da parte del concessionario uscente.
Per questo motivo le concessioni in scadenza dal 2011 al 2015 non dovrebbero invece durare oltre il 31 dicembre 2015 mentre, per quelle in scadenza dopo il 2015, una proroga risulterebbe invece del tutto ingiustificata. In ogni caso, eventuali investimenti residui effettuati dal concessionario uscente e non pienamente ammortizzati potrebbero essere posti a base d’asta nell’ambito della procedura ad evidenza pubblica per la scelta del nuovo concessionario.
Per l’Antitrust, inoltre, l’ulteriore proroga di sette anni di cui, in base alla norma approvata dal Senato, beneficerebbero unicamente gli operatori localizzati in alcune province del Nord (Como, Sondrio, Brescia, Verbania e Belluno), attraverso il meccanismo delle società miste, risulta fortemente discriminatoria tra operatori localizzati in diversi contesti geografici, con effetti distorsivi e restrittivi della concorrenza in quanto potrebbe reintrodurre fittiziamente una preferenza per il concessionario uscente e gli enti locali.
Per l’Autorità, infine, la previsione di “idonee misure di compensazione territoriale” nell’ambito della procedura a evidenza pubblica risulta eccessivamente generica: sarebbe opportuno prevedere che tali misure siano determinate secondo criteri oggettivi.

PRESTIGIACOMO E SAGLIA IN VISITA ALLA WESTINGHOUSE

Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, hanno visitato la sede centrale americana della Westinghouse electric company (gruppo Toshiba). Lo scopo, conoscere meglio le performance della centrale nucleare AP1000, una tecnologia alla quale l’Italia guarda con interesse nonostante l’accordo atomico già siglato con I francesi della Edf.
E gli americani, com’è ovvio, non si tirano indietro: “Mentre il programma nucleare italiano continua a fare progressi, siamo lieti di offrire assistenza e informazioni al Governo italiano per aiutarlo nel processo di selezione delle tecnologie - dice Gary Shuttleworth, direttore dello Sviluppo dei progetti in Europa per Westinghouse. - Puntiamo ad estendere nel tempo le partnership già esistenti e a crearne di nuove con le società italiane con le quali già cooperiamo”.
Il programma dei politici italiani prevedeva una visita all’impianto Waltz Mill Service di New Stanton, in Pennsylvania, alcuni incontri e la visita alla nuova sede della Westinghouse a Cranberry Township, sempre nello stesso Stato.
In questi giorni Westinghouse ha poi annunciato la partecipazione tra i fondatori del Forum nucleare italiano, una organizzazione senza scopo di lucro che intende promuovere il dialogo e l’istruzione rispetto al nucleare in Italia. Il Forum viene presentato il 27 luglio presso la Camera dei deputati alla presenza di Stefano Saglia.
Sempre in tema di nucleare, l’Enea insieme a due industrie italiane - Criotec Impianti e Tratos Cavi - si è aggiudicata una commessa internazionale hi-tech all’interno del progetto Iter. L’Italia fornirà cavi superconduttori “con prestazioni uniche a livello mondiale”, apprendiamo da un comunicato. La commessa, che avrà la durata di cinque anni, ha un valore di circa 49 milioni di euro. Il reattore sperimentale Iter verrà costruito a Cadarache, in Francia, allo scopo di dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica della produzione di energia da fusione termonucleare controllata.

PUGLIA, LA REGIONE CONTRO LA CENTRALE DI ENI A TARANTO

La regione Puglia contro il progetto di Eni Power per una centrale a ciclo combinato da 240 Mw nella raffineria di Taranto. La centrale, secondo la regione, incrementando di 5 volte la capacità di produzione di energia elettrica, causerebbe un sensibile aumento dei gas climalteranti. Il parere sfavorevole della commissione di Via regionale e i punti contestati sono riportati nella delibera 1540 del 7 agosto 2009, di fatto non considerata dal ministero, che, di concerto con i Beni culturali, ha dato invece l'ok (Dm 209 del 26 aprile scorso) alla procedura di compatibilità ambientale presentata da Eni. «Secondo noi - dice Lorenzo Nicastro, assessore regionale all'Ambiente - il Dm non tiene in debita considerazione il parere negativo della regione su un impianto in un'area fortemente antropizzata, già compromessa dall'inquinamento e per questo dichiarata, per legge, a grave rischio di crisi ambientale».
La nuova centrale, infatti, sorgerebbe nelle vicinanze dell'Ilva e del cementificio. A regime produrrebbe 2.166 Gwh all'anno di energia elettrica, rispetto ai 437 attuali, emettendo 931.388 ton/a di anidride carbonica, contro le 337.029 attuali: un incremento di 600.000 ton/a, in contrasto con la normativa ambientale regionale e il Protocollo di Kyoto.
Il piano energetico ambientale regionale, infatti, prevede «il ricorso all'installazione di altre centrali termoelettriche di grossa taglia come possibilità praticabile nel caso in cui ciò non sia accompagnato da ulteriore incremento delle emissioni di CO2. Inoltre, non si ritiene opportuno sviluppare ulteriormente la produzione di energia elettrica al solo scopo di creare opportunità di mercato all'estero».
La conversione dell'attuale centrale ad olio con una alimentata a gas naturale, pur tagliando le emissioni di NOx e di SO2, porterebbe anche ad un drastico aumento di monossido di carbonio, da 87 ton/a a 456 ton/a. «Lo scenario prospettato da Eni, per cui l’energia elettrica venduta rappresenterà il 72,7% di quel-la prodotta, per noi è irrilevante - dice Nicastro -: sono interessi privati. Per quanto ci riguarda, la Puglia già produce più di quanto consuma».

PRIOLO, SI CHIAMA ARCHIMEDE IL SOLARE ANCHE DI NOTTE

È la prima centrale al mondo a usare i sali fusi come fluido termovettore e a integrare un ciclo combinato a gas con un impianto solare termodinamico per la produzione di energia elettrica. È stata battezzata Archimede e l’ha inaugurata pochi giorni fa l’Enel a Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa.
“L’impianto solare termodinamico è in grado di raccogliere e conservare per molte ore l’energia termica del sole per generare elettricità anche di notte o quando il cielo è coperto”, ha spiegato Fulvio Conti, direttore generale dell’azienda elettrica. In questo modo viene superato il limite tipico di questa fonte rinnovabile: il fatto di poterla usare solo quando la natura la rende disponibile. Il solare termodinamico è una tecnologia che utilizza una serie di specchi parabolici per concentrare i raggi del sole su tubazioni percorse da un fluido. Questo, raccolto in appositi serbatoi, può essere utilizzato per alimentare un generatore di vapore che muove le turbine dell’adiacente centrale a ciclo combinato e produce energia elettrica quando serve, risparmiando combustibile fossile. La tecnologia utilizzata nell’impianto di Priolo è stata sviluppata dall’Enea e la capacità dell’impianto solare centrale è di circa 5 MW di energia elettrica, con un risparmio all’anno di 2.100 tonnellate equivalenti di petrolio e una riduzione delle emissioni di anidride carbonica per circa 3.250 tonnellate.
“Fondamentale il mix energetico” - “Il futuro dell’approvvigionamento energetico del nostro paese passa da un mix di generazione di energie prodotte”, ha sottolineato Fulvio Conti. “Le rinnovabili - ha aggiunto - fanno parte della nostra soluzione complessiva: per questo motivo spingiamo moltissimo il processo di efficienza energetica, le reti intelligenti, i contatori digitali, ma anche il carbone pulito, come a Civitavecchia e le tecnologie del nuovo nucleare”. “Passo avanti straordinario” - “È una giornata di grande orgoglio”, ha affermato il ministro all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, all’inaugurazione di Archimede. “La centrale è stata realizzata dove c’era il più grande petrolchimico d’Italia che ha lasciato molti danni ambientali e ferite da rimarginare - ha aggiunto il ministro. - Per questo è un passo avanti straordinario in un luogo simbolico”.

STUDIO CNEL: DECOLLATA LA PRODUZIONE ELETTRICA DA RINNOVABILI

Negli ultimi tre anni, la produzione di elettricità da fonti rinnovabili in Italia è decollata, nonostante la crisi, facendo registrare un +13,8% e si stima che entro il 2020 possa creare 99mila nuovi posti di lavoro. Sono i dati emersi dallo studio della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, commissionato dal Cnel, sulle ricadute economiche e occupazionali degli scenari di produzione elettrica al 2020.
La ricerca del Cnel è la prima che considera come chiave di volta il 2009, l'anno della crisi. Anno in cui l'energia elettrica richiesta è calata del 6,7%, cioè 22 TWh in meno del 2008, mentre nel decennio pre-crisi era aumentata del 25%. Lo studio ipotizza due scenari di crescita del settore elettrico nel suo insieme. In entrambi, le rinnovabili giocano un ruolo importante.
Le due prospettive tengono conto della domanda e del mix energetico. Quest'ultimo è la variabile tra le due ipotesi.
Nel primo caso, si è tenuto conto delle tendenze che hanno recentemente caratterizzato la crescita delle diverse componenti della produzione elettrica. Nel secondo, si fa riferimento agli obiettivi della politica energetica ambientale della Ue, che spinge di più sulle rinnovabili. Nel primo scenario, il Cnel ipotizza un impatto sulla creazione di nuova occupazione di oltre 51mila unità (41mila da rinnovabili), dove l'eolico è il segmento capace di fornire il 50% dei nuovi posti di lavoro.
Ancora più roseo il secondo scenario, in base al quale la nuova occupazione raggiungerebbe quota 102mila persone (99mila solo da rinnovabili); in questo caso, a trainare la richiesta di occupazione sarebbero l'eolico sommato con il fotovoltaico capaci di coprire oltre i due terzi dei nuovi occupati.

DA RINNOVABILI 99.300 POSTI AL 2020, 3000 DA ALTRE FONTI

Boom occupazionale in Italia nel settore delle fonti rinnovabili da qui ai prossimi dieci anni: dei 102.700 posti di lavoro stimati per tutte le fonti, 99.300 sono tutti nel settore delle energie 'pulite', e solo 3.000 quelli per le fonti tradizionali. L'eolico la fa da padrone: sulla nuova forza lavoro, infatti, il 50% è per il vento.
Questi alcuni dati contenuti nella ricerca 'Le ricadute economiche e occupazionali degli scenari di produzione elettrica al 2020 in Italia' che verrà presentata domani in un convegno da Cnel e Fondazione per lo sviluppo sostenibile, di cui è presidente l'ex ministro dell'Ambiente, Edo Ronchi.
Per quanto riguarda l'eolico, secondo quanto riportato dall' Ansa, per il segretario generale dell'Associazione nazionale energia del vento (Anev) Simone Togni "da qui al 2020, l'anno fissato dall'Ue per gli impegni sugli obiettivi energetici del pacchetto clima, saranno 41.500 i nuovi posti di lavoro con una parte rilevante dell'occupazione che resterà per un lungo periodo tra manutenzione e gestione".
Sul fronte del valore degli investimenti, come risulta dalla ricerca, il totale sulle energie è di 5,7 miliardi di euro di cui 5,4 dalle rinnovabili e di questi, il 40% dall'eolico (2,3 miliardi).

ENEA: ITALIA IN CORSA PER RINNOVABILI, MA LA STRADA È LUNGA

La corsa alle rinnovabili è cominciata anche per l’Italia, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Sussiste infatti ancora un notevole ritardo in alcuni settori, in particolare nel solare termico e nelle biomasse, dove il nostro paese è ancora ben lontano dallo sfruttare il potenziale disponibile. Un caso eclatante è costituito dal solare termico, con l’Italia posizionata al quattordicesimo posto tra i paesi Ue in virtù di una potenza installata di soli 23,4 kWth ogni mille abitanti rispetto ai 362 kWth dell’Austria.
Secondo il “Rapporto fonti rinnovabili 2010” presentato dall’Enea nei giorni scorsi, il raggiungimento degli obiettivi assunti in ambito comunitario (17% di energia da rinnovabili sul totale dei consumi finali) implica una forte diffusione delle tecnologie esistenti e l’introduzione accelerata di quelle ancora in fase di sviluppo. E uno scenario di accelerazione verso uno sviluppo delle tecnologie low-carbon potrà anche costituire un’opportunità per una più rapida uscita dalla crisi economica in corso. Nel nostro paese infatti, si legge ancora nel rapporto, grazie anche all’elevata remunerazione del sistema incentivante, alcune fonti hanno raggiunto sviluppi molto incoraggianti. Nel settore fotovoltaico la nuova capacità installata nel solo 2009, 574 MWp, è stata largamente superiore a quella cumulata fino all’anno precedente, 458 MWp, facendo superare la soglia di 1 GWp. Quanto all’eolico, l’Italia risulta il terzo paese in Europa nel 2009, sia per nuova potenza installata (1.113 MW) che per potenza cumulata (4.850 MW).

EDISON CHIUDE IL PRIMO SEMESTRE IN CRESCITA (+16,4%)

Risultato netto di gruppo a 142 milioni di euro, in aumento del 16,4% rispetto ai 122 milioni del corrispondente semestre del 2009 per Edison. Il cda, riunitosi nei giorni scorsi, ha esaminato la relazione finanziaria semestrale al 30 giugno 2010. Tale risultato beneficia nel semestre “di alcuni effetti positivi connessi all’agevolazione fiscale per gli investimenti in immobilizzazioni materiali (cosiddetta Tremonti Ter) e al riconoscimento dell’inapplicabilità per il 2009 dell’incremento dell’1% dell’addizionale Robin Tax” si sottolinea nel comunicato del gruppo. Il risultato operativo si attesta a 264 milioni, in flessione del 25,4% rispetto ai 354 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso, mentre l’Ebitda si attesta a 626 milioni (-14,5%) rispetto ai 732 milioni del primo semestre 2009. Nel 2010 lo scenario sarà caratterizzato “da una ripresa modesta della domanda di energia elettrica e di gas, che tuttavia rimarrà ancora lontana dai livelli del periodo pre-crisi e da una continua tensione sui margini, a causa della forte pressione competitiva specie nel settore del gas.

SCHAFER (EON): “LO STATO PAGHI I RITARDI SULL’ATOMO”

Tornare al nucleare dopo 20 anni “non è operazione facile”. E per delineare uno scenario credibile “mancano elementi importanti” come la strategia nucleare e le regole per attivare un processo competitivo sui siti dove costruire centrali. E manca “la garanzia sulla stabilità delle regole”. Lo afferma l’amministratore delegato di Eon Italia, Klaus Schafer, in un’intervista al Sole 24 ore nella quale ha promosso, insieme ai francesi Suez e Gaz de France, l’impalcatura del secondo consorzio di imprese pronto a entrare in campo, accanto all’alleanza Enel-Edf, per costruire le centrali atomiche in Italia.
Eon è ancora nella fare di “ricognizione. Se e quando decideremo di investire, e fino al momento in cui l’impianto non sarà completato, ogni slittamento dei tempi, ogni ripensamento, avrebbe conseguenze davvero pesanti”, spiega Schafer. Servono quindi “garanzie precise anche finanziarie e assicurative sul rispetto, per esempio, della tempistica autorizzativa, come del resto previsto dalla normativa con cui è stata impostata la strategia nucleare italiana”.
E visto che la stabilità e la coerenza delle regole “è un impegno istituzionale” sono le istituzioni che “devono assumersi le responsabilità di rispettare gli impegni”.

IN UE E USA SORPASSO RINNOVABILI SU FONTI FOSSILI

Nel 2009 per il secondo anno consecutivo, in Europa e negli Stati Uniti le energie rinnovabili hanno sorpassato in nuova capacità produttiva le fonti convenzionali come carbone, gas e nucleare. La tendenza, secondo gli esperti, è ormai globale e ci si aspetta che continuerà in questo senso.
In particolare, secondo i dati pubblicati nei rapporti di REN21 sullo stato globale delle rinnovabili e dall'Unep (il programma ambientale delle Nazioni Unite) sull'andamento degli investimenti nel campo delle rinnovabili, in Europa la nuova produzione di energia verde ha raggiunto nel 2009 il 60% del totale prodotto, mentre negli Usa ci si è attestati su oltre il 50%.
Gli investimenti in nuove rinnovabili, biocarburanti ed efficienza energetica sono diminuiti del 7% del 2009. I settori che maggiormente hanno risentito, rilevano i rapporti, sono stati quelli dei biocarburanti e degli impianti solari su larga scala, ma in compenso l'eolico ha preso il volo con una cifra di investimenti record. Se poi si considerano le spese per i pannelli solari destinati a scaldare l’acqua e il costo per la copertura fotovoltaica dei tetti, allora si scopre che in realtà l'anno scorso gli investimenti sono cresciuti andando in controtendenza con l'andamento economico generale.
A livello mondiale nel 2009 sono stati installati 80GW di nuova potenza di cui 31GW prodotti dall'idroelettrico e 48 da altre fonti verdi. Sul fronte dei carburanti fossili invece si é generata una nuova potenza pari a 83 GW. Se il trend continuerà in questo modo per il 2010, 2011 si aspetta il sorpasso a livello mondiale. Gli investimenti in rinnovabili, compreso il settore idroelettrico sono ammontati nel 2009 a 139 miliardi di euro contro i 100 investiti in impianti a carburante convenzionale. Eolico e fotovoltaico sono i settori che hanno raggiunto nuove produzioni record, rispettivamente con 38GW e 7 GW.
Dal 2005 ad oggi sono passati da 55 a 100 i paesi che promuovono le rinnovabili e di questi metà sono paesi in via di sviluppo che hanno fatto la differenza nel decollo delle energie verdi.

CINA: PIANO NUCLEARE E RINNOVABILI DA 738 MILIARDI DI DOLLARI

La Cina ha annunciato un piano da ben 738 miliardi di dollari in dieci anni per lo sviluppo di energia da fonti alternative che consentirà di ridurre la dipendenza del Paese dal carbone e di abbattere le emissioni di CO2. Il piano, ha spiegato il direttore pianificazione e sviluppo del Dipartimento Energia, Jiang Bing, prevede lo sviluppo di fonti alternative come il nucleare, l'eolico e le biomasse oltre che la riduzione delle emissioni delle centrali a carbone e la modernizzazione delle reti di trasmissione.
“Nel 2020 - ha spiegato - l'attuale eccessiva dipendenza della Cina dal carbone sarà notevolmente ridotta''.
Attualmente oltre il 70% dell'elettricità prodotta nel Paese proviene da questa fonte”.
L'obiettivo di Pechino è arrivare a generare nel 2020 il 15% dell'energia da fonti rinnovabili, principalmente eolico e idroelettrico, e tagliare le emissioni di CO2 del 25% rispetto ai livelli del 2005. nel frattempo, entro il 2015, la dipendenza dal carbone dovrebbe scendere al 63%.

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RELAZIONE ANNUALE DELL’AUTHORITY: INDIETRO NEL MERCATO DEL GAS

Il presidente dell’Authority Alessandro Ortis ha presentato la Relazione annuale dell’Autorità per l’energia, che traccia anche un bilancio dei sette anni dell’attuale Collegio, in scadenza a dicembre e non più rinominabile. Dalla Relazione emergono, tra le altre cose, le forti asimmetrie fra il mercato elettrico, più efficiente e progredito, e quello del gas dove l’operatore dominante controlla ancora il 92% delle infrastrutture di import e il 65% delle immissioni sul mercato. Il nostro Paese è ancora fortemente dipendente dal petrolio (sul quale continua a pesare il rischio della speculazione) e dal gas ed è penalizzato dalla scarsità di infrastrutture (gasdotti, rigassificatori, stoccaggi) nel settore del gas. Sulla lentezza nello sviluppo degli stoccaggi pesano in particolare ritardi e omissioni da parte di Eni. Da qui la necessità di correttivi per favorire la concorrenza anche attraverso la separazione della rete di trasporto di Snam Rete Gas.
La scarsità di concorrenza e di infrastrutture si ripercuote sui prezzi del gas (che all’ingrosso sono il 10% più alti che nel resto d‘Europa), allontana l’obiettivo di fare dell’Italia l’hub del gas del Mediterraneo e non consente di approfittare della discesa dei prezzi a livello internazionale, in seguito alle scoperte di gas non convenzionale.
L’Autorità, tuttavia, a beneficio dei consumatori, ha introdotto alcune modifiche nel metodo di calcolo dei costi della materia prima che consentiranno di contenere le bollette delle famiglie già da ottobre, prima dei consumi invernali.
La scarsa efficienza e concorrenza nel mercato del gas è confermata dal minor numero di cambi di fornitore: dal 2003, solo il 7% delle famiglie e delle imprese ha cambiato fornitore di gas mentre nel settore elettrico hanno scelto un nuovo fornitore già l’11% delle famiglie in soli tre anni. Dal 2004 hanno cambiato fornitore di elettricità anche il 34% delle imprese, per un totale di 2,6 milioni. Inoltre, sempre per effetto della minore concorrenza nel gas, da inizio anno le bollette elettriche sono diminuite, con una minore spesa di 25 euro per la famiglia tipo, quelle del gas sono cresciute con una maggiore spesa di circa 23 euro.
Rispetto ai temi toccati dal presidente dell’Authority, Roberto Bazzano, presidente di Federutility sottolinea: “L’Autorità ha confermato come, nel settore gas, il controllo della quasi totalità delle infrastrutture e della maggioranza del mercato da parte dell’ex-monopolista abbia bloccato la liberalizzazione. In pratica - prosegue il numero uno di Federutility - in questi anni la concorrenza c’è stata solo nella fase finale, tra le nostre aziende. Mi auguro venga ascoltato l’invito di Ortis a recuperare il ritardo che abbiamo negli stoccaggi del gas. A tale proposito auspico che il diritto di accesso agli stoccaggi possa essere esteso anche al settore termoelettrico. In questo caso, il calo del prezzo del gas per le centrali termoelettriche avrebbe evidenti benefici anche sul costo dell’elettricità”.

RELAZIONE AUTORITA’: ANCORA AL 65% MERCATO GAS, SNAM VADA A CDP

Un mercato ingessato, dove il ruolo dell'Eni è ancora troppo rilevante e in cui i prezzi all'ingrosso sono più alti del 10% rispetto al resto d'Europa. Il presidente dell'Autorità per l’energia, Alessandro Ortis, nella sua ultima Relazione annuale (il mandato scade a dicembre) torna ancora una volta a porre l'accento sulle difficoltà del settore gas, insistendo sulla cessione di Snam da parte dell'Eni e suggerendo, come acquirente, la Cassa Depositi e Prestiti. Ma annuncia anche che, nonostante tutto, da ottobre scenderanno le bollette del metano.
Ortis snocciola una serie di dati per dimostrare che il mercato del gas proprio non va: 92% della capacità infrastrutturale per le importazioni in mano al gruppo Eni che, con le vendite oltre frontiera destinate all'Italia, si attesta ancora sul 65% circa delle immissioni; prezzi all'ingrosso più alti di 3-4 centesimi (oltre il 10%) rispetto al resto d'Europa, sempre a causa della "scarsa concorrenzialità del mercato nazionale, con un operatore dominante in tutte le fasi della filiera"; passaggio al mercato libero, in oltre sette da anni, solo da parte del 7% delle famiglie.
Una maggiore apertura del mercato, insomma, a giudizio del regolatore è assolutamente necessaria e si potrebbe conseguire innanzi tutto con la separazione della rete, così come avvenuto con Terna per Enel: "Un passaggio del controllo di Snam da Eni a Cdp, per esempio - osserva Ortis - farebbe certamente bene al mercato, ai consumatori e allo stesso sviluppo di Snam, che si potrebbe proiettare anche oltre i confini nazionali".
Sul tema delle rinnovabili, invece, la sintonia sembra maggiore. Ortis avverte infatti che è necessaria una revisione degli incentivi, che costano troppo al consumatore finale e rischiano di far lievitare le bollette del 20% al 2020: l'Italia, ha osservato, paga l’energia incentivata tre volte quella convenzionale con prezzi che, anche a causa del mix di fonti, sono superiori del 25% rispetto alla media europea (al netto delle imposte).
In attesa dei benefici, le famiglie possono intanto guardare con fiducia all'autunno. Da ottobre, infatti, per trasferire sollecitamente ai consumatori i primi benefici emergenti dalle nuove dinamiche del mercato internazionale, l'Autorità opererà un contenimento dei prezzi al consumo del gas, proprio prima della stagione invernale.

RELAZIONE AUTORITA’: SOLO 7% CLIENTI PASSATI A MERCATO LIBERO

Nel settore del gas naturale "dopo oltre sette anni dall'apertura, la percentuale dei clienti, domestici e non domestici, passata al mercato libero è il 7% circa". Lo rileva il presidente dell'Autorità per l’energia Alessandro Ortis, che nella Relazione annuale mette in evidenza "le asimmetrie di efficienza tra mercato elettrico e del gas nei mercati a monte (quelli all'ingrosso)", che "si riflettono necessariamente su quelli al dettaglio".
Nel settore elettrico, infatti, "in tre anni (completa apertura dal 1° luglio 2007) i clienti domestici passati al mercato libero sono circa 3,2 milioni (11% del totale), le imprese 2,6 milioni (34% del totale)".

RELAZIONE AUTORITA’: ASSEGNATI OLTRE 1,6 MLN BONUS ELETTRICI E GAS

"Ad oggi, sono stati già validati più di 1.400.000 bonus elettrici e più di 230.000 bonus gas; questi dati sono destinati a crescere sulla base delle domande già ricevute o in via di consegna". Lo ha affermato il presidente dell'Autorità per l’energia Alessandro Ortis. "Alle famiglie in condizioni di difficoltà, considerando che i due bonus (elettrico e gas) sono cumulabili, viene così assicurata una riduzione annuale complessiva in bolletta tra 80 e 360 euro", ha aggiunto.

AUTHORITY SANZIONA QUATTRO SOCIETÀ: “OSTACOLAVANO CONCORRENZA”

Sanzioni per un totale di 409mila euro a quattro società del servizio di distribuzione gas: Ages (156mila euro), Asm Vigevano e Lomellina (45mila euro), Metanprogetti (132mila euro) e Ses Reti (76mila euro). Le ha imposte l’Autorità per l’energia. Nelle motivazioni si parla di “violazione delle norme che prevedono l’accesso alle reti di nuovi venditori per la fornitura a clienti finali”.
In particolare, i procedimenti avviati dall’Authority hanno consentito di accertare che le imprese si erano rifiutate di fornire al nuovo entrante i dati relativi ai clienti finali richiesti, previsti dalla regolazione dell’Autorità e necessari per dare esecuzione alla nuova fornitura. E il rifiuto, spiega una nota, “ha avvantaggiato le società di vendita appartenenti al gruppo societario delle imprese di distribuzione”. L’Autorità ha giudicato molto gravi le violazioni accertate, poiché lesive di uno dei principi fondamentali della liberalizzazione dei settori dell’energia elettrica e del gas, ossia l’obbligo di accesso di terzi che la legge pone in capo a tutti i gestori di infrastrutture e che l’Authority ha il compito di tutelare nell’ambito della regolazione dei settori stessi. Inoltre, in tre casi (Ages, Metanprogetti e Ses Reti), i procedimenti erano finalizzati anche a inibire la condotta ostativa ancora in essere all’epoca dell’avvio.

KNIGHT: “L’ITALIA VENDA LA SUA QUOTA IN ENI E RIDUCA IL DEBITO”

“L’Italia ha una possibile soluzione” al problema del debito pubblico, ovvero quella di vendere la sua quota del 30 per cento in Eni. Lo scrive in una lettera apparsa nei giorni scorsi sul Financial Times e lanciata da Eric Knight, ad del fondo Knight Vinke asset management, che detiene circa l’uno per cento di Eni. Knight torna sulla duplice natura del business della compagnia energetica, ovvero “la gestione della distribuzione, nella quale comprensibilmente il governo vuole mantenere una partecipazione importante” e “quella dell’estrazione di gas e petrolio, il cui valore è fortemente limitato dal fatto di essere all’interno di questa struttura”.
Knight ripropone quindi l’ipotesi dello ‘spezzatino” che “fornirebbe ai contribuenti italiani una grande opportunità” in termini di valore (il fondo ritiene che, a causa di questa struttura la valutazione di Eni a circa 60 miliardi di euro sia sottostimata).
Le somme che lo stato incasserebbe “dalla vendita di tutta o parte della sua partecipazione nel business estrattivo” sarebbero utilizzate per tagliare il debito italiano così “riducendo le preoccupazioni degli investitori sulla possibilità che l’Italia diventi la prossima Grecia o la prossima Ungheria”, conclude Knight.

L’ENI VA IN AZERBAIGIAN SENZA PASSARE DALLA RUSSIA

Il Presidente Ilham Aliyev e altri esponenti del governo dell'Azerbaigian hanno incontrato l'Amministratore Delegato di Eni Paolo Scaroni a Baku . Nel corso del colloquio - si apprende da una nota - si è discusso del possibile rientro di Eni nell'upstream del Paese e del progetto CNG, un'iniziativa che consentirebbe il trasporto e il transito di alcuni miliardi di metri cubi di gas turkmeno attraverso il mar Caspio fino alla costa azera, per poi proseguire via terra per altre destinazioni. Nei mesi scorsi, l'AD di Eni ha incontrato esponenti dell'amministrazione russa, americana e dell'Unione Europea per discutere degli aspetti tecnici economici e commerciali che contraddistinguono il progetto.
Quest'iniziativa, la prima di questo tipo allo studio nella Regione, permetterebbe, tra l'altro, di abbattere sostanzialmente la quantità di gas flared in Turkmenistan.
Eni è impegnata nell'applicazione della tecnologia CNG nell'ambito del trasporto marittimo in contesti dove, per distanze e volumi disponibili, può consentire la fattibilità di progetti altrimenti non realizzabili con le tecnologie tradizionali quali il trasporto via tubo o LNG (liquefied natural gas).
La tecnologia CNG consente il trasporto del gas ad alta pressione ma non liquefatto, con navi dotate di speciali sistemi di contenimento. Una volta arrivato nei porti di destinazione, il gas decompresso a livelli di pressione normale, è pronto per essere trasportato attraverso i gasdotti tradizionali.

ENI: ACCORDO CON EGITTO PER INIZIATIVE IN UPSTREAM E DOWNSTREAM

Il ministro del Petrolio egiziano Amin Sameh Samir Fahmy e l'ad di Eni Paolo Scaroni hanno firmato un accordo strategico (Strategic Framework Agreement) per lo sviluppo di nuove collaborazioni nelle attivita' di esplorazione, produzione e trasporto di idrocarburi. L'accordo, si legge in una nota, rafforza la cooperazione tra Eni, il ministero del Petrolio e le due compagnie petrolifere di Stato egiziane Egpc ed Egas. Questa collaborazione e' stata avviata nel 1954 e da allora Eni e' divenuta il primo operatore estero nel settore olio e gas in Egitto.
Lo Strategic Framework Agreement, che fa seguito all'accordo di cooperazione firmato il 12 maggio 2009, definisce le iniziative che dovranno essere congiuntamente perseguite: iniziative nel Bacino del Mediterraneo attraverso una joint venture tra Eni e le compagnie di Stato egiziane Egpc e/o Egas. L'accordo prevede il mutuo scambio di informazioni e studi per perseguire progetti comuni nell'area; partecipazione di Egpc e/o di Egas nelle attivita' upstream di Eni al di fuori dall'Egitto, in particolare in Gabon e Iraq; iniziativa sostenuta dal Ministro del Petrolio egiziano finalizzata ad assicurare a Eni i diritti di acquisto della capacita' di trasporto del gas nell'Arab Gas Pipeline, in linea con gli accordi intergovernativi preesistenti tra i paesi coinvolti nel progetto.
L'Arab Gas Pipeline e' un sistema di trasporto del gas attraverso il quale l'Egitto esporta a oggi gas in Giordania, Siria e Libano e che in futuro si potra' ampliare e interconnettere ad altri sistemi di trasporto del gas. Le parti inoltre prevedono di poter usare questo sistema in modo flessibile per lo scambio di gas (gas swap) e per il trasporto da o verso l'Egitto di gas acquistato.
Queste iniziative costituiranno le basi per lo sviluppo in Egitto di un hub del gas di primaria importanza per tutto il bacino del Mediterraneo. Eni e' il principale operatore petrolifero straniero in Egitto. La produzione di petrolio e di gas naturale in quota Eni nel Paese ha raggiunto, nel 2009, circa 230 mila barili al giorno di olio equivalente. Eni opera nel Paese attraverso l'International Egyptian Oil Company (Ieoc), che svolge direttamente le attivita' di esplorazione e partecipa a quelle di produzione mediante societa' miste italo-egiziane.

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